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Scoprendo la Valtidone

IMG_3221Luglio, una serata calda a Milano, afa e zanzare. L’ideale da passare sui Navigli, in tasca un invito come giornalista al Bobino, locale della Milano-da-bere duemilaeccetera: serata di presentazione del Val Tidone Wine Fest. Il locale ci accoglie con i soliti fronzoli milanesi di moda e bella gente, mi sento un poco troppo ruvido per queste serate di seta.  Tutto migliora al primo assaggio di vino: è un Malvasia bello fresco che mette la serata in discesa. Quasi non sento le precise e gentili indicazioni del sommelier sulla genesi di questo profumatissimo bianco: la sete è troppo importante per fingere di provare interesse.

20130709_VTWF_Anteprima_Bobino-2Eppure il vino è davvero buono, attira la mia pigra attenzione. Torno per un secondo assaggio, e questa volta ascolto con piacere i dettagli su composizione e bouquet. Assaggio il mio sorso con attenzione e mi accompagno con qualche boccone di grana. Anche chi mi accompagna apprezza e si diverte, il vino piace e l’idea di un weekend di relax a settembre ci attira tutti. La serata sfuma gentile con l’imbrunire e le chiacchiere con gli amici, la musica piano piano prende il sopravento e mi defilo, piacevolmente sorpreso: è deciso, a Settembre sarà Val Tidone. E sarà tradimento.

Tra gli amici, della folta compagnia di mani alzate al grido Iannacciano di “Veng’anch’io” rimaniamo solo io e la mia dolce metà. Niente male, puntiamo tutto sul romanticismo.

Val Tidone. Per ogni buon milanese è solo un’uscita in tangenziale tra Opera e Rozzano, che lascia pur sempre il dubbio di come ci sia una valle a sud di Milano: le montagne, per principio, sono a Nord. Inoltre questo sabato il cielo è piatto e chiuso: troppo facile innamorarsi di qualcosa al pieno del suo splendore. Per la Valtidone conquistarmi diventa una sfida.

20130914_degustazione_Molino_Lentino-1Nemmeno arrivati a Borgonovo Val Tidone ci si sente davvero in quella che si dovrebbe chiamare una valle vera e propria, ma bastano pochi chilometri perché le impressioni cambino radicalmente: improvvisamente si alzano delle colline aspre e arcigne che nascondono nella loro poco sinuosa asimmetricità il segreto della propria bellezza, le coltivazioni ampie e distese della bassa si dimenticano nel verde dei boschi, su una statale che diventa via via più tortuosa.

Il mulino del Lentino sembra nascosto in mezzo al nulla, soprattutto arrivandoci a piedi percorrendo il Tidone, e scoprire che in realtà la statale è a pochi metri delude un poco. Ma è affascinante come il mulino si chiuda su se stesso, tra le robinie e il torrente, arroccato in una sorta di piccolo borgo indipendente e disperso in un luogo, ma soprattutto in un tempo diversi. L’impressione è che queste mura ricordino ancora, sotto i restauri e gli accorgimenti moderni, le fatiche della terra e gli inverni infiniti e gelati, le centinaia di primavere sbocciate nei loro prati, le mille e mille afose giornate d’Agosto. E le persone, che si chiamano tra loro in dialetto e si danno da fare preparando la serata, di quel tempo contadino mi portano il sorriso, la gentilezza e la genuinità di una stretta di mano: mi sento a casa. Nello splendido piccolo appartamento prenotato proprio al Mulino per la notte mi accoglie lo stesso sapore di cotto e travi a vista.

20130914_degustazione_Molino_Lentino-5Decido di onorare la serata e la compagnia indossando, cosa rara per me, una giacca sportiva. La signorina che mi accompagna rinuncia ad indossare i tacchi, con mio grande disappunto (adoro le donne sui tacchi, come chiunque), ma devo abbassarmi a darle ragione: l’acciottolato è infìdo, il vino traditore. La sensazione di essere nel mio ambiente ideale viene confermata dall’enorme quantità di vino che mi viene versata per il primo assaggio. L’aspetto del cantiniere sembra dire: “non vorrei mai che me ne venisse versato meno”. Bravo ragazzo! La cena è una sorpresa dietro l’altra. La cucina è casalinga per le porzioni, ma fa impallidire le più rinomate osterie  per sapore e qualità. Cominciamo con un giro di affettati che portano tutto il profumo di questa terra e si sposano divinamente con il Gutturnio che fa le capriole nel mio calice. In breve divento dipendente da ciccioli. Mi azzardo a chiedere cosa siano in realtà e la signora seduta di fianco a me (diventata amica nostra in pochi minuti), compatendomi per la mia ignoranza, dice che è grasso di maiale fritto. È ufficiale, sono innamorato. L’Ortugo non tiene il passo: il rosato che lo segue lo fa impallidire per profumo e profondità.

20130915_VTWF_Nibbiano_jpegmed-2Vi chiederete se sono un beone. Sì, lo sono, ma la mia ragazza no. Ma anche lei è rimasta stregata da tutto quello che ci circondava e dalla bontà di questo nettare: mi segue a ruota. Nessuno dei due accusa l’acool, soprattutto grazie alla quantità di cibo che spazzoliamo dai piatti e dalla scioltezza con cui le ore scivolano via dalla tavolata. Ravioli alle ortiche, zuppa di ceci, coppa arrosto… ricordo quasi ogni boccone con nostalgia. Risate e canti dalla sala a fianco: è una vera festa. Si chiude con dolce e Malvasia secco, scoprendo cosa sia un Batarò, un amico che conosceremo meglio domani, qui proposto in versione zuccherina. Mi congratulo comunque con me per la scelta di pernottare qui e non dovermi mettere al volante nemmeno per fare un metro. Mi addormento in pochi secondi su uno dei materassi più morbidi e accoglienti che abbia calcato mai. Vengo fatto levare passate di molto le dieci. Sono perfettamente riposato, ma talmente contento di dovermi dedicare solo a mangiare e bere ancora che non riesco a mettere a fuoco il programma della giornata. Sono in vacanza, amico. Due giorni, ma vacanza vera! Mi aspetta un buon caffè da prendere con gli altri ospiti che hanno passato la notte al mulino. Altra occasione per fare amicizia. Si finiscono insieme gli avanzi dei dolci della sera prima e sono contento di sfogare tutta la mia golosità sull’ultimo quadrato di crostata al sambuco. Ci si attarda ridendo e facendo due chiacchiere. Assaporiamo ogni minuto di tutto. Assaporiamo tanto che arriviamo in ritardo alla Rocca d’Olgisio, dove avevamo previsto una visita nella mattinata. L’ultima visita è passata da pochi minuti troviamo il portone chiuso. Dovremo arrampicarci fin lassù nel pomeriggio, su una strada nemica delle sospensioni e flagellata dagli smottamenti. L’unica spina del weekend. La cosa mi fa storcere il naso.

Vista Valtidone pcNon faccio in tempo a recriminare troppo. La fantasia vola già al Batarò che ci aspetta a Nibbiano. Assaggiato quello dolce, questa volta è il turno dell’accoppiata zola/pancetta. Questa sorta di calzone esce fumante dal forno a legna e nel suo caldo cuore accoglie l’affettato, sciogliendolo quel tanto che basta a fonderlo con il formaggio… Ogni altra parola è superflua. Sbuffo come un bambino a vedermi davanti tanto vino da assaggiare, cosciente di dovermi molto controllare per mettermi al volante nel pomeriggio. Ma il batarò chiama almeno un bicchiere di buon rosso, ed è qui che spunta il vincitore morale del weekend. Un esperimento ardito: Merlot, Gutturnio e Barbera vinificati a spumante. I puristi stanno tutti storcendo in naso, ma non me ne importa un fico secco. Assaggiassero! Se ben ricordo il nome evocativo impostogli è “Traditore”, chi lo versa sorride mentre lo dice. Le bollicine rosa sono una festa, restano a guardarti mentre avvicini il naso e la bocca,  il profumo è quello di un buon Bonarda, il sapore delicato ma intenso è rinforzato dalle note del Merlot. Mi innamoro di nuovo, è la seconda volta in poche ore; la mia ragazza dovrebbe essere gelosa, ma anche lei è persa in questo bicchiere di rosso. Poi la pioggia di un acquazzone ci disturba, la gente fugge. Ripariamo sotto un portico e poi via, alla volta della bella Rocca d’Olgisio. Il sapore del vino ci rimane sulle labbra ancora per parecchio tempo: è piacevole camminare sotto la pioggia così. La macchina beccheggia leggermente ai cambi di velocità. C’è traffico rientrando a Milano. Il cielo è pesante e scarica rovesci violenti. Domani è lunedì. Tutto inviterebbe a essere giù di morale.  Ci guardiamo e sorridiamo.

Andrea Arienti

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